Cuore Verde Smeraldo
Capitolo 1 – Alessia: il regalo
Mentre guardavo il furgoncino del corriere allontanarsi lentamente tra i vicoli del mio paesino, tra una curva troppo stretta e la paura delle signore del paese se mai avesse danneggiato in una manovra ardita le loro amatissime fioriere posate sui ciottoli della strada, mi sono ritrovata a soppesare tra le mani, con un pizzico di incredulità, quel piccolo pacco appena consegnato. Non ricordavo di aver acquistato né di attendere nulla per quel giorno, e la forma del pacchetto era decisamente troppo piccola per qualsiasi oggetto che potessi aver ordinato in un attacco di shopping compulsivo.
Così l’ho appoggiato sul tavolo della cucina e, presa una forbice, l’ho aperto con calma e curiosità. Con mio grande stupore, aperte tutte le pieghe di quello scrigno di cartone, ne è emerso un plug: uno di quelli argentati, coronato in fondo da un lucente "diamante" verde a forma di cuore.
Dentro la confezione c'era anche una busta con quattro bigliettini distinti; su ciascuno figurava una lettera tracciata con una calligrafia differente: S – E – B – A. A quella vista, non ho potuto fare a meno di lasciare che un sorriso di gioia sincera si dipingesse sulle mie labbra.
Quando ho alzato lo sguardo, mio marito era a pochi passi da me, sulla porta che collega la sala alla cucina. Mi osservava con un’espressione curiosa e maliziosa al tempo stesso.
“Cosa c’è in quel pacchetto?” mi ha chiesto con un tono fintamente ingenuo.
“Un plug” gli ho risposto, accennando un ghigno con un velo di interrogativo negli occhi.
“E chi te lo manda?”
“Seba”
“Wow! E come mai il nostro buon amico Sebastiano ti manda un plug?”
“Sinceramente non lo so, tesoro. Sono spiazzata quanto te. Anche se tu non mi sembri affatto sorpreso”
“Magari dentro al pacchetto c’è qualcosa che ti aiuta a capire meglio” ha suggerito lui.
“Tu dici?”
“Boh, prova a guardare bene.”
Ho frugato a fondo nella scatola e ho estratto un foglio di carta appallottolato che a prima vista sembrava solo del riempimento per l'imballaggio. Una volta stirato, si è rivelato essere la fotocopia di un titolo di viaggio.
“È la copia di un biglietto del Frecciarossa da Torino a Perugia per questo sabato”
“Davvero?” ha fatto lui con aria innocente.
“Tesoro, menti malissimo. Devi dirmi qualcosa?”
Lui si è avvicinato con un sorriso sornione facendo scorrere le dita sulla superficie del tavolo: “Nulla di che. Potrebbe essere che in questa settimana io e Seba abbiamo chiacchierato un po' in chat, ed è venuta fuori una mia fantasia che lui vorrebbe aiutarmi a realizzare con te”
“E quindi questo fine settimana lui scende e voi due maiali vorreste che io indossassi questo, vero?”
“Assolutamente sì”
“Siete due maiali senza vergogna, lo sai vero?”
“Sì, e la cosa ti spiace?”
Allora mi sono avvicinata a lui, portando il plug verso le mie labbra e avvicinando il mio viso al suo. Poi ho dato un bacio alla punta del plug e, accostando le labbra al suo orecchio, gli ho sussurrato: “In realtà, vi adoro, lo sai e non vedevo l’ora”
Capitolo 2 – Sebastiano: primo incontro
Finalmente ero arrivato. La voce metallica e fintamente femminile dell'altoparlante del treno ci ringraziava per aver viaggiato con loro, annunciando che eravamo giunti a destinazione. Per mia fortuna ero riuscito ad addormentarmi durante il tragitto, facendo scorrere quelle ore con un pizzico di tranquillità nonostante l'agitazione; tanta era la voglia di arrivare nella “sua terra”, come spesso amava chiamarla lei, e di vederli entrambi finalmente in carne ed ossa.
Non che il mio sia stato un sonno privo di tormento, tra immagini del suo morbido corpo nudo sul mio e contrazioni involontarie del mio corpo che, al risveglio, mi hanno fatto notare un certo sorriso divertito della mia giovane dirimpettaia di posto.
Sei mesi di chat. Prima solo con lei e subito dopo anche con lui. Sei mesi di fantasie, desideri, condivisioni, eros, ma anche di confessioni, amicizia e sorrisi. Ora mancavano soltanto pochi passi tra i marciapiedi di quella stazione prima di incontrarli e poter gioire della loro presenza. Non mi capitava spesso di sentirmi così emozionato, ma quel giorno avevo le gambe che tremavano leggermente.
Sceso dal vagone con al seguito il mio borsone contenente i pochi cambi per quei tre giorni di permanenza, mi guardavo intorno alla ricerca di quei volti amici il cui solo pensiero mi faceva sorridere. Ero lì sul binario, immerso tra la gente che saliva e scendeva da quei treni che rendono le distanze più accessibili e il mondo più vicino, quando ho sentito una voce dal tono vagamente familiare pronunciare il mio nome con una nota un po’ più alta del solito.
Quando mi sono girato per cercare da dove arrivasse quel richiamo, ho incrociato, tra centinaia di altri sguardi anonimi, i due occhi più profondi che avessi mai visto. In quel preciso istante ho capito di essere ormai completamente perduto, e che mi sarei ritrovato soltanto nell’immensità di quell'universo che mi stava fissando.
Giusto il tempo di sbattere le palpebre e alzare lo sguardo appena più su della sua spalla, ed è comparso anche Massimo. Mi sorrideva, mi ha fatto un occhiolino divertito e poi, con la mano appena appoggiata tra le scapole di Alessia, le ha dato una piccola spinta per scuoterla da quella sua timida immobilità.
Allora Alessia è venuta verso di me con un sorriso dolcissimo, aprendo leggermente le braccia nel gesto di sfiorarmi le spalle per poi avvicinarsi e darmi i tre classici baci sulle guance. Ma dopo sei mesi di attesa non era assolutamente quello che volevo. Io volevo prenderla, abbracciarla e stringerla forte a me, ed è esattamente quello che ho fatto. Appena ho stretto le braccia intorno alla sua schiena, il suo corpo ha aderito perfettamente al mio, morbido, quasi senza peso; anche senza vederla in viso, l'ho sentita sorridere con tutta sé stessa.
Quando mi sono staccato da lei, mi sono diretto verso Massimo. Lui mi ha teso la mano, ma se ero lì, ero lì per entrambi: per entrare nel "loro" mondo e trasformare le loro fantasie in realtà. Così gli ho sorriso e l'ho abbracciato, stringendo fortissimo anche lui.
Finiti i saluti e una quantità di sorrisi incalcolabile, siamo andati verso il parcheggio. Raggiunta la macchina, lui è salito al posto di guida e lei si è seduta dietro. Io stavo facendo il giro dell'auto per sedermi accanto a Massimo, quando Alessia ha abbassato il finestrino e mi ha lanciato un'occhiata che non dimenticherò mai: “Non ci pensare neppure a sederti davanti con lui. Tu ti metti dietro con me. Ora sei solo mio”
Adoravo quella donna e la sua capacità di passare da una timidezza elegante e distaccata a una forza prorompente e sfrontata nel giro di un nano secondo.
Ovviamente non me lo sono fatto ripetere due volte e, senza mai perdere i suoi occhi nei miei, mi sono seduto nei sedili posteriori della loro macchina. Chiusa la portiera con un suono secco che ci avrebbe diviso completamente dal mondo esterno per i minuti a venire, Massimo ha fatto partire l'auto, mettendo prima a posto al meglio lo specchietto retrovisore per non perdersi un solo nostro movimento durante il tragitto.
Non sono passati che pochi istanti dal lento cullare della macchina sulla strada che i nostri sguardi si sono trasformati in baci affamati l’uno dell’altra e le nostre mani in strumenti di piacere puro. Dio, quanto era bella. Non solo alla vista, ma anche al gusto, all’olfatto e al tatto. Averla finalmente accanto dopo tanta attesa era il nirvana per tutti i miei sensi.
Le nostre dita hanno incominciato a tracciare la mappa dei nostri corpi come novelli cartografi del nostro desiderio; quando la mia mano è risalita lungo la linea della sua gamba, alla ricerca del suo intimo, ha trovato soltanto un esiguo pezzetto di tessuto, ormai completamente sopraffatto da un’impetuosa umidità.
Alessia si è adagiata sul sedile posteriore tirandomi sopra di sé e lanciandomi uno sguardo che lasciava ben poca libera interpretazione alla sua voglia, a cui era impossibile resistere. In uno dei pochissimi istanti in cui la mia bocca è riuscita a staccarsi dalla sua, ho trovato il fiato per dire tra un sospiro e l’altro: “Massimo… io non so se riesco ad arrivare fino a casa vostra in queste condizioni”
“Tranquillo,” mi ha risposto lui dallo specchietto, da cui osservava eccitato la scena “tanto volevo accostare qui in campagna per fumarmi una sigaretta. Così intanto voi due potete continuare a conoscervi meglio”
E così ha fatto. Ero troppo occupato per guardare la strada, ma ho sentito chiaramente il ticchettio della freccia e il rumore dello sterrato sotto le ruote. Pochi minuti dopo, l’auto si è fermata nel silenzio della natura.
“Ragazzi, io mi fumo una sigaretta, voi fate pure con calma” E mentre si allontanava dall’auto lasciandoci soli, accendendosi la sua sigaretta, le mani di Alessia mi stavano già slacciando i pantaloni con la frenesia di chi non può più aspettare.
Mi sono sistemato sul sedile e lei si è spostata di lato, raccogliendosi i capelli e inclinandosi nel gesto per darmi piacere con la bocca, ma l’ho fermata subito.
“No” le ho detto con tono fermo. Non volevo quello. Avevo un bisogno disperato di averla, di entrare dentro di lei e di sentire il suo corpo nudo premuto contro il mio.
Così l’ho presa saldamente per i fianchi con un unico gesto e l’ho sollevata, facendola sedere a cavalcioni su di me. Lo spazio dell'auto non permetteva grandi manovre, ma la sua figura minuta ci aiutava a muoverci con sorprendente agilità.
Finalmente ero dentro di lei e l’ho stretta tra le mie braccia così forte da avvertire ogni minima piega della sua pelle sulla mia. Poi le ho fatto scivolare una mano sul collo fino ad arrivare alla nuca dove le ho preso i capelli, tirandoli delicatamente per farle inarcare la schiena e poterle mordere la gola, facendole sentire delicatamente i miei denti. L’altra mano intanto le stava afferrando una natica che si muoveva con ritmo forsennato, alla ricerca di un appagamento che non tardò ad arrivare.
In un improvviso e provvidenziale barlume di lucidità mi sono ricordato di non indossare alcun preservativo, così l’ho spostata al culmine del mio piacere appena in tempo per venire sulla mia pancia.
Alessia, ancora ansimante e sudata al mio fianco, si è piegata per baciare il mio seme e leccarlo via dal mio ventre, poi mi ha fissato di nuovo con quegli occhioni enormi, dicendomi semplicemente: “Ben arrivato”
Poi ha aperto lo sportello, è scesa dall'auto ancora completamente nuda ed è andata ad abbracciare Massimo: un abbraccio denso di gratitudine e affetto, per ringraziarlo di essere un uomo così speciale da averle regalato un momento di libertà così folle ed intimo insieme a me.
Capitolo 3 – Massimo: la sera dopo
Mi guardavo intorno ed ero davvero molto soddisfatto di me e del lavoro che avevo fatto.
Quella vecchia masseria era davvero bellissima ed era stato un vero colpo di fortuna trovarla disabitata e ancora in ottimo stato. Il porticato esterno era il luogo ideale per i nostri incontri, sia nelle giornate di pioggia che col bel tempo; inoltre con la luce della sera assumeva un’atmosfera fuori dal tempo, perfetta per regalare emozioni uniche e video meravigliosi. I suoi mattoni a vista, il pavimento di pietra rovinato dagli anni e quella sottile polvere che si alzava impreziosendo gli ultimi raggi di sole mi riempivano ogni volta gli occhi e la mente di immagini rustiche ed erotiche indimenticabili.
Mi ci era voluto ben poco per renderla “abitabile”: un lungo tavolo di legno massiccio, sedie di legno e vimini, un paio di mobiletti e una credenza per contenere le poche cose che lasciavo lì al riparo dalle intemperie. Le due telecamere fisse erano montate in punti strategici sulle travi di legno, senza alcun cavo a intralciare lo spazio visivo; in più, tra le mani, avevo la mia portatile, carica e pronta a immortalare ogni secondo della serata.
Sebastiano mi piaceva molto. Era un ragazzo con una splendida fantasia, dolce ma al tempo stesso capace di essere autoritario, elegante nei modi e passionale nell’anima. Confrontarmi con lui è stato un piacere sin da subito; inoltre aveva saputo creare un bellissimo legame con Alessia, riuscendo a entrare nella sua mente come pochissimi prima di lui. Vedere lei così presa e felice era per me un’emozione ogni volta unica.
La “trama” del mio nuovo cortometraggio era piuttosto semplice: tre amici si ritrovano a bere qualcosa nella vecchia masseria di uno di loro, trasferitosi al nord per lavoro, che ogni tanto torna a trovare gli amici d'infanzia. Alessia era stata la ragazza di Seba da adolescente e ora era mia moglie, ma la complicità tra di loro non era mai scemata… Quella sera, complice il vino, l’amaro e l’atmosfera, sarebbe potuto succedere di tutto, soprattutto con i giusti “giochi”.
E finalmente, “Ciak, si gira!”
Siamo seduti fuori in veranda e l’atmosfera è allegra, giocosa. Sul tavolo, due bottiglie di vino mostrano già la loro elegante silhouette trasparente, trafitte dalla luce che cala, mentre una bottiglia di amaro sta davvero facendo molta fatica a trattenere il suo dolce nettare dentro di sé. E visto che io sono astemio, è facile capire chi si sia goduto fino all’ultima goccia quei meravigliosi “sciogli animi”, frutto dei nostri vigneti.
Alessia è seduta in braccio a me ed entrambi siamo di fronte a Seba, che ci guarda divertito mentre ricordiamo le avventure vissute da ragazzi, quando percorrevamo questa terra a piedi scalzi.
A un certo punto guardo Seba, mentre sfioro il ginocchio di Alessia.
“Seba, hai visto stasera com'è bella la nostra Alessia? È raggiante! E tutto per colpa tua, perché sei tornato a trovarci. Dimmi, devo essere geloso?”
“Assolutamente no, tesoro,” mi risponde lei prendendomi il volto tra le mani e regalandomi uno di quei sorrisi in cui potresti navigare per ore. “Sai che Seba è una parte importante di me da quando ci siamo conosciuti da piccoli. Io amo follemente te e adoro terribilmente lui”
“Sei unica, amore mio” dico divertito, scuotendo la testa in segno di resa alle sue parole. “Amo quando il vino ti scioglie la lingua. Mi fai davvero impazzire.”
La bacio e intanto, con una mano, risalgo lungo la sua coscia fino a superare la gonnella leggera, arrivando verso il centro della sua femminilità, che trovo meravigliosamente nuda.
“Qui qualcuno si è dimenticato di indossare qualcosa, sento” le mormoro, mentre le mie dita si intrufolano tra le pieghe del suo sesso.
“Ops, probabilmente prima di uscire ho pensato a indossare solo il tuo regalo e ho dimenticato il resto, sono proprio una sbadata,” mi risponde Alessia con una malizia che inumidisce la punta delle mie dita.
“Un regalo indossato? Ora mi avete davvero incuriosito, ragazzi,” interviene Seba con uno sguardo fintamente interrogativo.
“Tesoro, posso farglielo vedere? In effetti lo abbiamo preso proprio pensando a lui” risponde Alessia con una voce che è fuoco liquido.
“Amore, sai che non aspettavo altro”
Così Alessia si alza dalle mie ginocchia, lasciando le mie dita orfane del suo calore. Fissa Seba negli occhi con un’espressione diventata seria tutto ad un tratto, poi si gira dandogli le spalle e appoggia entrambe le mani al grande tavolo di legna. Chiude gli occhi e ancheggia per qualche secondo in un movimento fluido, al ritmo di una musica che sente solo lei. Poi si alza la gonnellina sui fianchi, lentamente, centimetro dopo centimetro, facendo impazzire i nostri sguardi fissi sulla sua pelle nuda che si scopre piano piano. Con le mani si tocca le natiche, accarezzandole voluttuosamente, per poi allargarle leggermente: offre così ai nostri occhi una visione completa del plug, perfettamente a suo agio in quel culetto meraviglioso, da cui emerge un cuore verde smeraldo magnificamente illuminato dalle luci del portico.
Io ho il cuore in gola. Ogni volta Alessia sa lasciarmi senza fiato per la naturalezza con cui riesce ad eccitarmi, rendendo l’aria intorno a sé carica di una potente elettricità.
“Wow, il regalo che le hai fatto è davvero bellissimo, Massimo. Ma devo dire che tu, Alessia, lo stai valorizzando come non mai,” sento dire da Seba con tono serio e sicuro.
“Caro il mio Seba, Alessia mi dice sempre che tu sei l’unico che ha sempre saputo farla godere lì. Con me non vuole proprio farlo e io vorrei tanto vederla godere di nuovo di quel piacere. Mi daresti una mano?” gli dico, sporgendomi verso di lui e studiando ogni minima espressione che si forma sul suo volto.
“Solo se me lo chiede lei” risponde Sebastiano con uno sguardo di pura sfida.
Mi fermo un secondo e assaporo il momento. Quello è l’attimo in cui la fantasia diventa realtà, in cui il pensiero si trasforma in atto. Alessia e Seba hanno scopato il pomeriggio stesso in macchina, ma quello era stato uno slancio di passione incontrollato. Ora è diverso. Io sono qui con loro, le telecamere stanno filmando. Sono teso, deglutisco, tiro un sospiro profondo… e la scena continua.
Sebastiano si alza dalla sedia e muove qualche passo verso Alessia. Lei si volta cercando il suo sguardo, ma non appena lo incrocia lui le ordina: “Non guardarmi. Girati”
Lei è costretta a malincuore a rivolgere di nuovo il volto verso il vuoto, obbedendo a un comando pronunciato con quel tono che ogni volta la fa bagnare di un'eccitazione incontrollata. Sebastiano si ferma a un centimetro da lei e comincia ad accarezzarle la gamba con il dorso della mano, percorrendo tutta la coscia fino a raggiungere le natiche, che prima sfiora con delicatezza e poi stringe con forza. Quando le lascia, è solo per darle una sonora sculacciata che la fa vibrare e mordersi le labbra. Poi, con la mano risale fino al suo sesso umido e con due dita afferra la base del plug, muovendolo con lentezza in cerchi sempre più ampi.
“Cosa vuoi, Alessia?”
“Voglio te”
“Perché vuoi me?”
“Perché voglio godere”
“Hai Massimo per quello”
“Con te è diverso. Con lui godo, ma con te urlo. Voglio sentirmi tua, senza legami, libera… Un corpo che accoglie il piacere senza pensare a nient'altro.”
“E se io non volessi?”
“Ti conosco, Seba, mi sei già dentro, solo che non lo sai ancora.”
“Girati, Ale”
Alessia obbedisce anche a quel nuovo ordine, voltandosi e avvicinandosi a Sebastiano in cerca delle sue labbra per baciarlo, ma lui la ferma, concedendole solo un bacio sfuggente sulla fronte. Poi le appoggia una mano sulla nuca e la spinge con dolce fermezza verso il basso, facendola inginocchiare davanti a lui. Si sbottona i pantaloni e libera il suo sesso, durissimo e lucido, avvicinandolo al suo viso prima di dire semplicemente: “Succhialo”
Alessia guarda Sebastiano con il suo solito sguardo di sfida, chiudendo gli occhi e tenendo le labbra ben serrate. Lui allora sorride e le dice: “Sei sempre la solita, meravigliosa stronzetta.”
Impugna il proprio sesso e comincia a farlo scorrere lungo il profilo del viso di lei, fino a premerlo dolcemente sulle sue labbra e lasciandovi le tracce della propria eccitazione. Alessia quel sesso lo desidera assaporare fin dal giorno prima: non oppone troppa resistenza e, schiudendo la bocca, lo accoglie totalmente, affamata di lui.
In quel momento Alessia brilla di una luce unica, compiendo uno di quei gesti che esaltano il suo eros e abbattono la razionalità di chiunque le si trovi davanti. Prende il sesso di Seba con le mani e comincia a baciarlo, a leccarlo, fino quasi a morderlo. Lui le afferra la testa e con delicata fermezza la spinge verso il proprio bacino, finché lei non lo inghiotte a fondo; la lascia andare soltanto quando nota una piccola lacrima rigarle la guancia.
In quel momento io sono invisibile, muovendomi attorno a loro con la telecamera portatile per riprendere ogni sua singola espressione e ogni suono. Adoro quando lo succhia del tutto, regalandomi quel leggero schiocco ogni volta che lo abbandona.
Poi Seba la prende per le spalle e la solleva, facendola voltare nuovamente verso il tavolo come durante il suo balletto ipnotico di pochi minuti prima. A quel punto non riesco più a trattenermi: non appena è in piedi, mi avvicino e la bacio con tutta la passione che ho accumulato. Sentire la sua bocca così bagnata dal loro desiderio e dagli umori di Seba mi fa letteralmente impazzire.
Appena mi stacco da lei, Seba la afferra per i fianchi e la spinge dolcemente contro il tavolo. Si abbassa per portarsi all'altezza delle sue natiche, che comincia prima a baciare e poi a mordere. I primi morsi, leggeri, diventano presto sempre più intensi, finché un urlo di Alessia non mi fa capire che terrà il segno dei suoi denti sulla pelle per più di qualche giorno. Poi si dedica al plug: lo muove con estrema delicatezza, facendolo scivolare fuori e poi rientrare più volte, per poi sfilarlo completamente e appoggiarlo sul tavolo accanto a lei.
“Massimo, vieni più vicino ora,” mi sussurra Seba senza nemmeno alzare lo sguardo su di me. “Mi spiace per quello che sto per fare, ma è giusto che tu veda e senta come gode Alessia con me. Non distogliere mai lo sguardo, non spegnere la telecamera, goditi ogni singolo secondo del nostro amplesso.”
Così, inumidendo semplicemente con la saliva il suo sesso già bagnato, lo punta verso quel passaggio da me perennemente desiderato ma a me precluso.
Alessia si irrigidisce soltanto per un istante quando la carne di Seba comincia a forzare la sua, ma lo desiderava così tanto da ignorare il dolore, fino a quando lui non le è dentro del tutto. Seba è bravissimo: si muove con lentezza, sapendo leggere ogni minima contrazione e attendendo il momento in cui lei si abbandona per affondare completamente.
Seba si muove dentro di lei, sicuro, con affondi fermi e sempre più decisi in un crescendo di piacere fisico e mentale incredibile. Il rumore dei loro corpi che sbattono l’uno contro l’altro crea un ritmo erotico a cui è impossibile resistere. Lei sospira, geme, godendo di quella carne che la penetra così profondamente e incitandolo con voce sempre più acuta a non fermarsi per nulla al mondo. Finché un urlo più forte e lungo degli altri, unito a una spinta secca di Seba contro di lei, mi fa capire che siamo arrivati al culmine.
Seba rimane fermo qualche secondo all'interno della sua carne, stringendole i fianchi e godendosi ogni singola contrazione di Alessia, travolta da un orgasmo lunghissimo.
Io intanto guardo il suo volto, sudato e provato, ma illuminato da una luce che poche altre volte le ho visto brillare negli occhi. Le giro intorno con la telecamera per riprendere i suoi ultimi spasmi, facendo uno zoom sul sesso di Seba che scivola lentamente fuori di lei. Non appena la abbandona, inquadro quel passaggio ancora aperto e arrossato da cui cola un rivolo di piacere.
Senza staccare la registrazione, appoggio la telecamera a terra, mantenendo l'obiettivo fisso sulle sue natiche. In quel momento la mia razionalità cessa di esistere e il mio corpo viene mosso dal puro istinto erotico. Mi avvicino al suo sedere, inebriandomi del profumo di sesso che la sua intimità e gli umori di Seba sprigionano nell'aria. Apro le labbra e stampo un lungo bacio sul luogo esatto dell'orgasmo di Alessia e Seba.
In quel sapore c'è tutta l'intimità di un marito, di una moglie e di un terzo uniti dai propri desideri, tessere di un unico mosaico di piacere. Con quel bacio ho suggellato un meraviglioso gioco d’amore di cui siamo stati tutti e tre partecipi, con ruoli diversi ma con la medesima, travolgente intensità.
“Ciak, Fine!”
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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